Non è vuoto ciò che è vuoto.

Oh, è da un anno che non scrivo qui.

Così tanto che ci ho messo tre minuti a ricordarmi come si faceva ad aprire una pagina bianca. La pagina bianca, che a me piace assai, assai, e dondolo la testa da una parte all’altra quando ci penso, ché neanche fosse jazz.

Ogni tanto arrivano quei momenti che di fronte alla pagina bianca c’hai il vuoto e non sai che scrivere, ma io oh, glielo voglio dire a quei momenti, io, detto tra noi, nun ve temo. Mi piacete da matti, in realtà. Quando mi siedo a gambe incrociate davanti a quella candela sotto quella pianta enorme alla 7 di mattina, in fondo, è per cercare quel vuoto. E in quel momento mi vengono un sacco di idee, poi torna il vuoto, e poi tornano le idee, e  avanti così, per anni, ogni tanto piangi di bellezza, ogni tanto arrivano risposte a domande che non avevi mai posto, ogni tanto lista della spesa, ogni tanto sei il cosmo, ogni tanto sei ululati dispersi, ogni tanto suona il gong della fine e non sai dov’eri. Questa è la storia della meditazione. Ed è anche un po’ la storia della scrittura.

È una questione di ritmo, come sempre. Di tempistiche.

Quando arriva il vuoto alle 7 di mattina, io a quel vuoto gli consegno tutto, lo guardo in faccia seria ché ci amiamo talmente che non abbiamo neanche bisogno di sorriderci ed è un poco come se dovessi finalmente morire, o finalmente fare l’amore, in ogni caso finalmente eccoti, il respiro frulla un secondo, il petto diventa oceano e davanti a quel vuoto, a quel foglio, mi spoglio, d’un fiato. E in testa c’ho solo che lo stavo aspettando, e forse un sospiro che non sa di esistere. Ma che mi sembra esistere.

Quando arriva il vuoto alle 11 e io sono di fronte a Word e non davanti a quella candela, ah. Ah, ecco. Sì, è vero, è un’altra cosa. Ma io penso, ma chi se ne frega, aspettavo idee geniali e invece sei arrivato tu, che ti aspettavo stamattina, ecco, sei arrivato ora, con 4 ore di ritardo, ma chi se n’è fregato mai del ritardo, io il ritardo non lo soffro, nel frattempo mi sono trovata da fare, ho guardato le cose, che belle le cose, vero?

E poi di solito portarsi dietro un pezzo di carta e una penna quando si prepara la vasca per il bagno. Le idee geniali, sempre figlie dell’acqua sono e sempre lì ti vengono a cercare.

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2 Responses to Non è vuoto ciò che è vuoto.

  1. Mi piace molto leggerti Annuska. Grazie :-)

  2. Anüz Allen says:

    Bellezza! Bellezza che immagini parole! Ma te l’immagini? dai, scriviamoci.

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