Eterotopie, eterocronie ed eteroglaciologie alla parata omosessuale di Berlino. (con Michel Foucault, ma non c’entra)

La domenica tu ti svegli e hai combinato tante di quelle cose che poi ti viene in mente Michael Foucault. Per quell’idea delle eterotopie, luoghi non-luoghi contrapposti alle utopie, “connessi a tutti gli altri spazi ma in modo tale da sospendere l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano”. Per capirci, i non-luoghi sono per esempio i giardini, le navi, i manicomi. La domenica tu ti svegli e capisci che sei dentro un’eterotopia temporale, un’eterocronia, un momento in cui “si abolisce il tempo, ma è il tempo che si ritrova, è tutta la storia dell’umanità che risale alla propria sorgente come a una specie di grande sapere immediato”. Un non-momento incastrato tra il sabato estatico e il lunedì omicida, un tempo lento, neorealista. La domenica ci si risveglia e si discende verso quell’atemporalità che più mi ricorda cosa diavolo è un essere umano prima che gli accadano le cose, quindi non come specchio di eventi ma come calm, blue, ocean. Ieri era il Christopher Street Day, il giorno della parata gay più importante di Berlino. Io ero lì, immersa nell’utopia e diversamente omosessuale, o se vogliamo, semplicemente etero.

Io ero lì e poi c’è stato un boato.

E io volevo scrivere qui questa cosa un po’ per metterla dentro una boccetta come i profumi di una volta, ché i fiumi scorrono e le cose se ne vanno e a volte scrivere è come raccogliere un po’ d’acqua del fiume mentre quello scorre, metterla in boccetta e tenerla per sempre sul comò e annusarla tutte le volte che vuoi, e in tutto questo, che è caotico e di cui chiedo perdono al lettore il quale se vuole può scrivere un reclamo e riceverà via email e a titolo gratuito un post riveduto, corretto e ragionevolissimo, in tutto questo c’entra Berlino, con l’India e il Brasile, c’entra quella poesia di Borges dove una tigre lo divora ma lui è quella tigre (il Tempo), c’entra Pessoa e la sua ricerca di un Sud nelle cose (lo Spazio), c’entra il Sud che è un tipico luogo utopico che io credo possa trovare la propria eterotopia corrispondente proprio in noi, nei corpi umani come luoghi non-luoghi portatori sani di Sud, perché chi di noi non è un Sud ambulante? Anche se non lo fa accadere, anche se non si fa autoaccadere. Poi accadere c’entra un po’ con cadere, che c’entra un po’ con falling in love, falling about, falling asleep, falling apart, rispettivamente innamorarsi, sbellicarsi dalle risate, addormentarsi, sgretolarsi.

Perché c’è un posto dove i ghiacciai hanno il sacrosanto diritto di sgretolarsi ed è la nostra benedetta anima, che non sapevi di averci dentro un ghiacciaio finché non arriva un momento in cui per caso scambi due parole e senti un boato, ed è un pezzo di ghiaccio che si è sgretolato.

Come vedete, perdonatemi se non ho messo tutto bene in ordine prima di farvi entrare, ma è una questione di glaciologia. La filosofia deve servire a farti piangere di meno, tutto sommato. O quantomeno a farti capire che ti sei emozionato, quando ti sei emozionato, ecco.

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