Una cosa che possiamo fare con gli artisti, soprattutto quelli che non ci sono più, è cercare di capire se stavano parlando anche con noi.
Io adesso sto ascoltando Billie Holiday e sto pensando che probabilmente stava parlando anche con me. Soprattutto per un gesto, che ha fatto, un gesto da artista e da donna, un gesto a cui non riesco a smettere di pensare.
Nel mezzo di una brillante carriera fatta di canzoni d’amore e occhioni dolci Billie Holiday decise di farsi portavoce di un pezzo come Strange Fruit, di portarselo in giro e cantarlo tutte le volte che glielo permettevano. Spesso non poteva, spesso i proprietari dei locali e dei teatri dicevano no, quel brano no, quel brano per favore no. Ma tutte le volte che poteva, un fiore bianco tra i capelli e la voce più riconoscibile del mondo, lei se ne stava lì a cantare di strani frutti, strani frutti che penzolavano dagli alberi, che sanguinavano, carne bruciante, corpi umani, corpi di neri morti ammazzati. Parla di questo, Strange Fruit, primo brano antirazzista della storia. Le platee erano piene di bianchi. E cantare quella canzone era un atto estremo di coraggio e comunicazione, e come scrisse Samuel Grafton sul New York Post nel 1939 era un po’ come dire “io vi ho intrattenuto, adesso ascoltatemi, vi sto per puntare un dito contro, però adesso ascoltatemi”.
Quella decisione cambiò il corso della sua carriera, siglò una biografia che era già tra le più intense del mondo della musica. Forse se non l’avesse presa le cose sarebbero state più comode? Ma per chi, in fondo? Non dovremmo smetterla di voler piacere anche ai nostri carnefici? E per cos’altro dovremmo essere qui, se non per prendere delle decisioni che cambieranno il corso delle cose? Ché poi vittime e carnefici siamo tutti, forse. Facciamo a turno. Lo sai cosa diceva proprio Billie Holiday del paesino dove abitava da bambina? Diceva, era così piccolo che non avevamo neanche lo scemo del villaggio. Dovevamo fare a turno, diceva. Il problema non è io o tu. Il problema non è nero o bianco. Io o tu siamo la stessa cosa.
Se Billie Holiday parlasse pure con me io non lo so, però quello che mi sembra di capire è questo: che con un fiore tra i capelli puoi andare dappertutto, però devi anche dire perchè stai piangendo, delle volte. Lo devi dire.
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- Hey, lo so che non mi vedi, sono invisibile. Devo ancora nascere, ma sono qui.
- In che senso sei invisibile, devi ancora nascere?
- Eh, in che senso. Nell’unico senso possibile. Sono ancora qui dentro, ci sono solo da poche settimane, mi hanno detto che ci devo restare nove mesi e lei ancora non lo sa. E devo decidere come nascere, cosa nascere. Tu ce li hai due minuti per parlare?
- Si, si, certo che ce li ho.
- Senti, dimmi, com’è là fuori, il mondo?
- Bè, bello.
- La mamma esiste? Voglio dire, io alla mamma ci credo, anche se non l’ho mai vista.
- Bè, fai bene a crederci, perché la mamma esiste, sì.
- E io?
- E tu cosa?
- Io cosa posso nascere secondo te?
- Bè, il mondo è un posto bello e difficile un po’ per tutti.
- In che senso è difficile?
- Che a volte devi lottare per le tue idee. Per la giustizia. Contro la banalità, contro la violenza. Per farti rispettare. Per la parità dei diritti.
- La parità tra chi?
- Tra gli uomini e le donne per esempio. O tra i bianchi e i neri. Tra gli eterosessuali e gli omosessuali. Non tutti abbiamo gli stessi diritti. Una coppia gay, per esempio, non può adottare un bambino. I neri che occupano un posto di prestigio nel mondo sono tuttora pochissimi. Le donne hanno raggiunto una parità che ancora è solo formale, e in molti paesi neanche quella.
- E tu, cosa sei tu?
- Io sono uomo. Bianco. Ed etero.
- Eh, quindi la vita è facile per te!
- Bè, siamo umani. È tutto molto complesso anche per me, che ti credi. Però certo è molto più facile per me che per altri.
- Ok, allora devo pregare la mamma.
- E cosa le chiederai?
- Chiederò alla mamma, nelle mie preghiere, di farmi nascere donna, nera e omosessuale.
- E cosa ci guadagni?
- Ci guadagno che almeno questi nove mesi saranno serviti a metter su una persona che per quelle cose lì, che sono cosa importanti, si batterà di sicuro. Questo conta, no?
- Si, questo conta. E che vuoi fare da grande?
- Sai cosa, vorrei fare quella cosa che succede quando ci mettiamo sotto l’acqua e ci riempiamo di schiuma e profumo.
- La doccia?
- La doccia.
- Mh… cantare?
- Si! Cantare! Ecco, voglio fare la cantante.
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