La mia prima volta è stata a 29 anni.
Fino ad allora avevo fatto con la vecchia macchina da scrivere di casa. Per scrivere servivano i fogli e se avevo abbandonato un racconto me ne accorgevo dalla polvere sulla carta.
La mia prima volta, con te sulle ginocchia, io ero emozionatissima e non potevo immaginare che avresti cambiato la mia vita.
Bianchini, adesso stai male, e io sono qui.
Se tu bevessi ti porterei una cosa da bere per alleviarti il dolore. Ma tu non bevi.
Io resto qui e cerco di far piano.
Alcuni dicono che è normale. Dicono che hai già quasi cinque anni e che sei vecchietto.
Io ti sto accanto, ti fisso e sospiro, risentita per le frasi di quelli. Ci tengo a dirti che io, vecchio, non ti ci trovo per niente.
Cerco di farti riposare, in questi giorni. Dovevamo pubblicare due post ma tu non ce la fai, e così vado pianissimo. Va bene. Ma tu sei me, io sono te, tu sei una finestra verso di me, in un verso e in quell’altro, e se ti fermi tu devo fermarmi anche io. Anche io devo restarmene con le tapparelle abbassate in una stanza d’ospedale, per così dire. E mi sento male a guardare le cose che fai. Cominci a balbettare e non rispondi più. Io digito e tu scrivi altre cose. Ti spegni da solo. Se ti dico due cose contemporaneamente, allora ti perdi, perdi la nostra complicità, la nostra brillantezza nel fare le cose insieme, te ne vai via lontanissimo e mi dici di aspettare, aspettare, aspettare. Io aspetto, Bianchini. Io aspetto. Non riesco a guardarti quando hai una crisi perché mi viene un po’ da piangere, ma sono qui. Battere i tasti e vedere che tu inavvertitamente cancelli quello che scrivo, dopo questi anni passati a scrivere insieme e sapendo che non lo fai apposta, tutto questo è qualcosa, per me.
Bianchini, ti scrivo questa lettera per dirti che sto facendo un discreto back up, e tu te ne sarai accorto, ma questo non vuol dire che sono pronta a perderti. Sto solo conservando bene i nostri dati, le nostre cose, le nostre foto, la nostra musica, i nostri ricordi.
Ma vorrei che anche tu ti salvassi.
Sei stato il primo e io non sono pronta ad andare con nessun altro.
Adesso questa cosa folle la pubblichiamo sul blog.
Se qualcuno chiederà spiegazioni faremo finta che era una cosa ironica.
In realtà questo gesto Bianchini è per dirti che ti voglio bene e che devi restare con me, devi tornare a star bene e devi restare con me.


















mi riprometto di leggerti piú spesso, perché mi fai ridere, gioire, spensierare, sbellicare, sensibilizzare, ritornare, capire, invogliare, amare, volere.
Anzi, ti diró di piú: Scrivere.